
SIAMO QUI.
BASTA ODIO.
Sentiamo il dovere di prendere parola perché, ancora una volta, il dibattito pubblico si
consuma sulle nostre vite senza ascoltare le nostre voci. C’è una narrazione che seleziona
chi commette reati in base all’origine. Che rende invisibile chi la violenza la subisce. Che
tace nomi, storie, presenze, responsabilità positive. Che non vede mai la foresta che cresce,
ma si concentra solo sull’albero che cade.Noi siamo quella foresta.
DI SEGUITO IL TESTO DELL'APPELLO:
"SIAMO QUI. BASTA ODIO"
Vogliamo un’Italia plurale, giusta, libera dall’odio e capace di guardare al futuro con speranza.Per questo nasce un appello che vuole unire associazioni, organizzazioni, realtà sociali e cittadine e cittadini che non accettano che la paura sostituisca la verità, né che le persone vengano usate come bersaglio politico e di propaganda.Vi chiediamo di aderire per costruire insieme uno spazio pubblico più responsabile, che riconosca la complessità del Paese e rimetta al centro la dignità delle persone, la coesione sociale e la democrazia, a nostra Costituzione.
Abbiamo seguito con silenzio, rispetto e profonda preoccupazione quanto accaduto a Modena, dopo il violentissimo atto di Salim El Koudri che ha terrorizzato una comunità intera e colpito persone che stavano semplicemente passeggiando in un normale pomeriggio di maggio.
Otto persone sono rimaste ferite. Quattro in modo gravissimo. Alcune hanno subito amputazioni. Altre, in queste ore, lottano per la vita.
Questo viene prima di tutto.
La nostra vicinanza va alle vittime, alle loro famiglie, alle persone che porteranno addosso per sempre le ferite visibili e invisibili di questa tragedia.Ringraziamo le Forze dell’ordine, il personale sanitario, le istituzioni cittadine e regionali, il Presidente della Repubblica e la Presidente del Consiglio, che hanno testimoniato la vicinanza delle istituzioni repubblicane alla città di Modena.Ringraziamo anche i cittadini che, mettendo a rischio la propria incolumità, hanno contribuito
a fermare il responsabile, evitando conseguenze ancora più drammatiche. In quei gesti c’è il
senso più concreto di una comunità che reagisce e si protegge.
Quanto accaduto è gravissimo. Chi ha colpito dovrà rispondere davanti alla giustizia.
Occorre piena luce, piena verità, piena responsabilità.
Proprio per questo, davanti a un fatto così grave, le parole pubbliche dovrebbero essere all’altezza.E invece, pochi minuti dopo l’accaduto, ancora prima che emergessero elementi
di contesto, una parte della politica e dell’informazione ha scelto un’altra strada:trasformare una tragedia in un’occasione di propaganda, sulla pelle in particolare della popolazione di origine straniera e di chi, come noi, in italia è nato o arrivato da piccolissimo.Abbiamo letto e ascoltato parole come “criminale di seconda generazione” “revocare la
cittadinanza”, “ci portano la guerra in casa”, “l’integrazione è un fallimento”.Abbiamo visto quotidiani di destra uscire con titoli che avevano come unica intenzione quella
di colpire: “la seconda degenerazione”, “l’attentato del nuovo italiano”.
Questa non è sicurezza. Non è giustizia. Non è responsabilità.È la scelta di usare un fatto gravissimo per alimentare paura, sospetto e odio contro intere
comunità, contro una generazione, contro persone che vivono, studiano, lavorano, amministrano e partecipano alla vita democratica di questo Paese.Il dramma di Modena, per quanto emerso e come confermato anche dal Ministro dell’Interno, si colloca dentro il tema del disagio psichiatrico. Questo non attenua in alcun modo la gravità
dei fatti, né il dolore delle vittime. Al contrario, chiama la politica e le istituzioni a una
responsabilità più seria: affrontare il tema della salute mentale, dell’accesso ai servizi, della
prevenzione, della presa in carico delle fragilità.Su questo non esistono scorciatoie etniche. Non si può distinguere il disagio sulla base
dell’origine, della fede o del cognome. Si può solo decidere se essere all’altezza del problema con politiche pubbliche adeguate, oppure se usare la paura per evitare le
domande reali.Noi scegliamo la responsabilità. Sentiamo il dovere di prendere parola perché, ancora una volta, il dibattito pubblico si consuma sulle nostre vite senza ascoltare le nostre voci.C’è una narrazione che seleziona chi commette reati in base all’origine. Che rende invisibile chi la violenza la subisce. Che tace nomi, storie, presenze, responsabilità positive. Che non vede mai la foresta che cresce, ma si concentra solo sull’albero che cade.Noi siamo quella foresta.Siamo donne e uomini, figlie e figli di migrazioni iniziate in questo Paese quarant’anni fa.
Alcuni di noi sono nati qui, altri sono arrivati da bambini, altri hanno vissuto percorsi di
ricongiungimento familiare, altri ancora storie di migrazione più recente o di protezione. Le
nostre famiglie hanno lavorato, pagato affitti e mutui, cresciuto figli, attraversato scuole, quartieri, fabbriche, università, associazioni, luoghi di culto, istituzioni.Molti di noi hanno responsabilità pubbliche, politiche, civiche, educative, sociali. Da molto prima che qualcuno iniziasse a descrivere la partecipazione di persone con background migratorio come un’invasione, noi eravamo già qui: nei consigli comunali, nelle scuole, nei servizi, nel volontariato, nei luoghi della rappresentanza democratica.Tra noi ci sono persone cattoliche, musulmane, di altre fedi e persone che non professano alcuna religione.
Ci riconosciamo nella Costituzione, nella Repubblica, nella libertà, nella
laicità, nell’uguaglianza davanti alla legge.Continueremo sempre a operare nelle istituzioni e nella società con responsabilità, nell’interesse di tutte le cittadine e di tutti i cittadini, senza distinzione alcuna, come ci insegnano le madri e i padri costituenti.Il 2 giugno saremo nelle piazze da italiane e italiani, per celebrare la Repubblica, la
democrazia, la libertà e gli ottant’anni dal suffragio universale.Lo faremo con la consapevolezza che questo è il nostro Paese: qui siamo cresciuti, qui viviamo, qui lavoriamo, qui crescono i nostri figli.Crediamo in un’Italia plurale, democratica, giusta. Crediamo in un’Italia capace di somigliare
alla grande piazza di Modena: una comunità che, anche nelle ore più difficili, reagisce
restando unita. Una città che non si lascia spezzare dalla paura. Un Paese che cerca verità, giustizia e cura, non odio.E questo pensiero di speranza, in questo momento, lo dedichiamo anche a chi oggi lotta per
la sua vita e a chi dovrà guarire le ferite dolorose, visibili e invisibili, di questa immane
tragedia.Ouidad Bakkali ( Deputata della Repubblica)
Marwa Mahmoud ( Assessora comunale di Reggio Emilia)
Simohamed Kaabour (consigliere comunale di Genova)
Bernard Dika (sottosegretario alla presidenza della regione Toscana)
Ali Draichi (consigliere comunale di Alba)
Raisa Labaran (consigliera comunale di Brescia)
Siid Negash (consigliere comunale di Bologna)
Detjon Bagaj ( consigliere comunale di Bologna)
Fabjola Kodra (consigliera di Vignola)
Victoria Oluboyo (consigliera comunale di Parma)
Senka Majda ( consigliera comunale Q3 Firenze)
Houda Hdily ( consigliera comunale Sassuolo)
Abdullah Badinjki (assessore comunale di Paullo)
Mohamed Hammouch (assessore comunale di Pieve di Soligo)
Helen Ghirmu (consigliera comunale di Rivarolo Canavese)
Iliana Joseph (Vice presidente del consiglio comunale di Settimo Torinese )
Youness Jonathan Farahat - (Consigliere Comunale di Alessandria)
Abdullahi Ahmed (Consigliere comunale di Torino)
Klaudia Kumaraku (consigliera a Carpi)
Zakaria Rouimi - Infermiere e candidati al consiglio comunale di Legnano
Hilda Ramírez - (Consigliera Comunale - Comune di Grassobbio)
Fatima Zahra Dahir (Assessora Comune di Siziano)
Anouar Oulaika (consigliere a Maranello)
Sana El Gosairi (candidata consiglio comunale di Legnano)
Hiba Alif (Assessora Comune di Ravenna)
Nouhaila Benachir (consigliera comunale - comune di Conselice)
Othmane Yassine,(consigliere comunale di Fermignano)
Atif Nazir (Consigliere Comunale di Suzzara)
Veronica Atsigobe (vicepresidente consiglio di Verona)
Bassiratou Nonni (consigliere comunale di Vobarno)
Marwa Malik (consigliera comunale a Gonzaga)
Helin Yildiz (consigliera comunale di Varese)
Wissam El Aissaoui (Consigliere comunale di Poviglio)
Associazioni o membri di organizzazioni:
Alba Lala - presidente CoNNGI
Ilinca Daniela Ioniță- Presidente Movimento Italiani Senza Cittadinanza
Basma Aissa - Pedagogista e membro IDEM Network
Amir Atrous Responsabile immigrazione Milano Forza Italia
Mohamed El Khaddar Impiegato pubblico e referente IDEM Network Toscana
Ireneo Spencer Architetto e referente IDEM Network Lazio
Hai idee, proposte o vuoi semplicemente scriverci?
[email protected]